“De Profundis” Porto canale

Creato Giovedì, 11 Agosto 2011 11:08
Scritto da Francesco Mezzapelle
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“Basta farsi un giro del porto per capire come esso sia avviato alla chiusura a causa della sua innavigabilità e del suo degrado” –Questo è quanto dichiarato da Vito Calandrino, 63enne mazarese e pescatore in pensione da qualche mese. Calandrino fino ad alcuni mesi fa era il comandante ed armatore del “S.Rita da Cascia”, uno dei motopesca rientrati nella graduatoria delle demolizioni redatta dal Ministero delle Politiche Agricole. “ho iniziato a navigare, fino a Lampedusa, già 15 anni –ha affermato Calandrino- e non mi ricordo il nostro porto peschereccio in tale stato di abbandono. Era bello vedere il nostro porto crescere quotidianamente, la nostra flotta svilupparsi insieme all’indotto; è un po’ quello che sta avvenendo in altri porti siciliani, vedi Sciacca dove –ha sottolineato- vi sono molti giovani impegnati nelle loro attività. Oggi quella vivacità che prima si riscontrava nel porto mazarese –ha aggiunto- è soltanto un ricordo, basti notare la presenza di  alcuni pescherecci abbandonati, vedi ad esempio il motopesca “Il Satiro” presso piazzale G.B. Quinci, è divenuto un deposito di rifiuti e perfino di sabbia volata dall’arenile da poco creato nel lungomare Mazzini”. Ormai da qualche anno il comparto peschereccio mazarese ed il suo indotto (cantieri e distributori gasolio) vive a causa dell’innavigabilità del porto canale il cui fondale, che non viene dragato da trenta anni, si è notevolmente ridotto; ad oggi il punto di massima profondità all’interno dello stesso è di circa 2 metri. Quasi quotidianamente pescherecci rimangono incagliati al centro porto canale nel tentativo di raggiungere i tre distributori di carburante della banchina di piazzale Quinci (il più grande distributore si trova invece al porto nuovo dove è ormeggiata tutta la flotta) o i cantieri per effettuare lavori di rimessaggio. Così i pescherecci devono affittare un rimorchiatore il cui costo orario si aggira sui 500 euro. Proprietari di pescherecci, di alcuni cantieri ed officine e quelli dei distributori di gasolio le cui sedi si affacciano sul porto canale sono pronti ad iniziare una protesta, rivolgersi al Prefetto di Trapani ed a richiedere il risarcimento danni  a causa dell’innavigabilità del porto canale che sta bloccando le loro attività economiche. La situazione si è infatti aggravata nell’ultimo mese a causa dell’arresto dello stesso rimorchiatore “Skipper” gestito dal “Cantiere Navale F.lli Giacalone” alla cui sede sono stati messi i sigilli a seguito della dichiarazione di fallimento da parte del Tribunale di Marsala avvenuta nei giorni scorsi. Così senza il rimorchiatore (finora pescherecci, ma anche imbarcazioni provenienti da altri porti siciliani per effettuare lavori di manutenzione, sono stati costretti a richiedere il supporto dello stesso mezzo il cui costo orario si è aggirato fino a 500 euro) è attualmente impossibile spostare pescherecci all’interno del porto e ciò ha provocato il blocco dell’attività dei distributori della banchina di piazzale G.B. Quinci, di cantieri ed officine i cui proprietari hanno più volte richiesto all’Amministrazione Cristaldi, la quale si era formalmente impegnata con la cittadinanza richiedendo un grosso finanziamento al Ministero diretto da Stefania Prestigiacomo, per avviare lavori straordinari per ripulire e rendere nuovamente navigabile il porto canale. Sui tempi però ancora nessuna certezza e nel frattempo il porto canale rischia la chiusura. Un interrogativo: perché mai su tale questione l’intero comparto ittico, tutto l’indotto, cantieri, distributori di carburanti etc non marcia coeso (come del resto sta avvenendo in un’altra realtà peschereccia, più piccola, quale Pescara)  affinché l’area ritorni al suo stato originario? Vi sono forse, anzi certamente, interessi diversi e concorrenti, e come si suol dire: “figli e figliastri”. Forse a qualcuno giova mantenere lo “status quo”?

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