L’illegalità in Sicilia

Categoria: Cultura e Sociale
Creato Giovedì, 11 Agosto 2011 10:15
Scritto da Vito Marino
Visite: 603

 Purtroppo, queste potenzialità sono state bloccate e sfruttate solo in minima parte, a causa di un continuo malgoverno, mentre sono progredite le attività economiche illecite gestite dalla mafia.Stato, forze dell’ordine e magistratura, frenati dalla burocrazia o incapaci o volutamente inefficienti, nel passato nulla hanno fatto per fermare l’illecito.Il popolo siciliano, stanco del peso di millenni di sopraffazione, non ha avuto la forza e il coraggio di reclamare con energia i propri diritti di cittadini, mendicandoli, invece, come concessioni. Nello stesso tempo, chi è stato al potere ha amministrato non nel segno della giustizia, ma dell’arbitrio ed ha considerato, il doveroso servizio verso i cittadini, come un atto di potere e non di dovere. Le Istituzioni, sono presenti solo quando si parla di repressione e non esistono quando c’è da aiutare i cittadini. Per tali motivi il popolo siciliano ha considerato come nemico lo stato e un gran disonore avere contatti con la giustizia. In mezzo a quest’atmosfera assurda, e contro ogni logica umana, ha proliferato la mafia: un secondo Stato; una giustizia arcaica retta da un “Don” che, senza i vincoli imposti dalle leggi, è più celere e più vicina al cittadino, con cui ha contatti anche involontari, più diretti.Gli storici Giuseppe Alongi, Sonnino, King, Napoleone Colajanni, Mercadante e Bruccoleri, che hanno studiato il fenomeno, hanno affermato che questa illegalità proliferò dopo l’unità d’Italia in quanto gli uomini politici, avendo bisogno dell’appoggio locale, per la loro ascesa al trono parlamentare, hanno lasciato ai criminali un’ampia libertà d’azione. Nel nuovo contesto, il possidente, potendo pagare il tributo dovuto alla mafia, si è assicurato un controllo sui suoi contadini con la protezione dei suoi averi e della sua persona; pertanto, una sicurezza maggiore di quella offerta dalle forze dell’ordine. “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani avrà un inizio ed avrà una fine”, così sentenziava Giovanni Falcone! Infatti, i troppi morti fra le forze dell’ordine e della magistratura, hanno spinto le direttive governative verso un risanamento del fenomeno. Così, il 15/01/1993 è stato arrestato Totò Reina, latitante da 23 anni, mentre nel 2006, dopo una latitanza di 43 anni, è stato arrestato Bernardo Provenzano, sono seguiti altri arresti di personaggi di spicco. Quest’aria più pulita, con la presenza, visibile dello Stato, ha mobilitato anche la società civile, stanca di dover subire sopraffazioni. Nelle scuole, oggi si parla più liberamentedi mafia, un argomento una volta considerato tabù. Tuttavia, bisogna stare attenti, perchè questo fenomeno, ancora non del tutto scomparso, può ritornare. Paolo Borsellino, infatti, ebbe a dire: “Alla volontà vera della politica di affrontare e sconfiggere la mafia io non ho mai creduto”. Oggi la partitocrazia, che si sta sostituendo per certi versi alla mafia, sta allargando i suoi tentacoli su amministrazione pubblica e giustizia, assicurando allo stesso tempo ai signori onorevoli una carica rinnovabile ad ogni legislatura. Di conseguenza, questi intoccabili non hanno più bisogno di cosa nostra. Questo  fenomeno é più pericoloso della mafia, perchè reso legale dal voto del cittadino.

 

 

Submit to FacebookSubmit to Google BookmarksSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Comments:

Download SocComments v1.3