Funerali di Rosalia Garofalo, il Vescovo: «trattata come pecora da macello, ora tormento finito per sempre»

messa Rosalia GarofaloMAZARA DEL VALLO - «Considerata e trattata come pecora da macello, essa ora è nelle mani di Dio, nessun tormento la toccherà più; la sua morte può essere ritenuta una sciagura, la sua partenza da questo mondo una rovina, ma essa è finalmente nella pace, verso la quale l’accompagna la nostra affettuosa preghiera di suffragio, che invoca anche il conforto della fede per il figlio e i parenti tutti, provati da un dolore tanto grande». È questo uno dei passaggi dell’Omelia del Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero per la messa esequiale di Rosalia Garofalo, celebrata stamattina nella Cattedrale della città. Il 30 gennaio scorso, la donna è stata uccisa violentemente dal marito nella loro abitazione di Mazara del Vallo. L'uomo è ora rinchiuso in carcere a Trapani. Alla messa hanno partecipato parenti, amici e il sindaco Salvatore Quinci, assessori, il Presidente del consiglio Vito Gancitano. Il Comune, per la giornata di oggi, ha proclamato il lutto cittadino.

«Per quanto abbiamo appreso dalle cronache – ha detto il Vescovo – essa è stata vittima di una allucinante fissazione che la riteneva colpevole di infedeltà. Sottoposta a indicibili tormenti e a torture massacranti, sola e senza possibilità di difendersi, è stata vittima di terribili e prolungate sevizie che hanno reso lenta e interminabile la sua agonia». Ancora il Vescovo: «Non oso neanche immaginare l’abisso di sofferenze patite nel corpo e nell’anima, associato all’impotenza di fronte alle brutalità del marito; mi sembrerebbe di violare quel riserbo che la portò a ritirare le denunzie presentate a difesa delle pregresse violenze subìte».

Il Vescovo Mogavero, con riferimento alle parole del sofferente che si affligge nel Libro delle Lamentazioni [«Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c'è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta […] Per questo piango, e dal mio occhio scorrono lacrime, perché lontano da me è chi consola» (1,12.16)], ha ribadito che «ora per Rosalia il tormento è finito per sempre. Il tormento, però, resterà incancellabile e lacerante in chi l’ha massacrata; per lui la pietà e la giustizia umana, ma soprattutto il giudizio di Dio, giusto ma non vendicativo. Ormai, niente potrà più separare Rosalia dall’amore redentore e consolante di Cristo».