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Sulla tutela della laguna di Tonnarella (Colmata B)

via mongitoreMAZARA DEL VALLO - In seguito alla prima bocciatura (24/11/2016) della movimentazione dei sedimenti portuali nella laguna di Tonnarella, Colmata B, da parte della Regione, Assessorato Territorio e Ambiente, c'è chi chiede di quali protezioni goda la nota zona umida marina. Chi non ha competenza specifica in materia di tutela del territorio e dell'Ambiente, di solito, intende per aree naturali o sub naturali o semi naturali protette i Parchi e le Riserve naturali e tutt'al più i siti identificati e compresi nella cosiddetta Rete Ecologica Natura 2000 (SIC, ZSC e ZPS). Le aree protette, con gli ecosistemi e le cenosi che originano la "diversità biologica" (o biodiversità), possono invece essere inquadrate in altre tipologie di tutela, come vuole l'Art. 9 della nostra Costituzione che ha aperto a tutte le possibilità di protezione del paesaggio, quindi, del patrimonio naturale e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Con legge 5/8/1981, n. 503, è stata resa, pertanto, esecutiva la Convenzione di Berna (1979) per la "Conservazione della vita selvatica e dell'Ambiente naturale in Europa", come è stata recepita, con L. n. 42 del 25/1/1983, la Convenzione di Bonn (1979) "sulla Conservazione delle specie migratorie appartenenti alla fauna selvatica", per arrivare alla Legge 8 luglio 1986, n. 349 che ha istituito il Ministero dell'Ambiente e ha introdotto il concetto di "danno ambientale", Articolo 18: "qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l'ambiente (non solo le aree protette), ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo in tutto o in parte, obbliga l'autore del fatto al risarcimento nei confronti dello Stato". Fino ad allora, però, il risarcimento allo Stato si è fermato alle semplici multe e alle sanzioni amministrative, per colpire più duramente bisognava ricorrere ad altri istituti giuridici, con discrezionalità quindi dei Tribunali. La Direttiva 2004/35 CE ha posto fine a questa forma di tutela di facciata, costringendo gli Stati membri ad attuare, entro il 30/4/2007, il dettato di cui all'Art. 18 che presupponeva la "prevenzione e la riparazione (vera) del danno ambientale". Non sono mancate le sanzioni europee e l'Italia, finalmente, si è adeguata alla Direttiva, promulgando la tanto attesa Legge 68/2015 che ha definito il concetto di danno ambientale e ha introdotto la sanzione penale per le trasgressioni in materia. Stare oggi a discutere delle forme pregresse di protezione degli habitat e delle specie selvatiche di animali e vegetali appare superfluo, visto che la L. 68/2015 è la legge delle leggi a tutela del patrimonio naturale e visto che lo stato di conservazione delle nostre riserve naturali e dei Siti di interesse comunitario (SIC, ZPS e ZSC), garantito dalle semplici sanzioni amministrative, si rivela penoso nella maggior parte dei casi. Dopo l'intervento del Parlamento, spetta solo alle Forze dell'ordine (tutte nessuna esclusa, Art. 3/ter D.Lgs.16/1/2008, n. 4) e ai Tribunali fare rispettare la legge. Tutti i cittadini debbono sapere che la Legge (non ammette ignoranza) 22/5/2015, n. 68 ha introdotto gli Artt. 452/bis e 452/quater al Codice Penale: Art. 452/bis (danno ambientale) – "E' punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 10.000€ a 100.000€ chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 1) delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) – di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora e della fauna. Quando l'inquinamento è prodotto in un'area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico..... ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata". Art. 452/quater (disastro ambientale)....."Costituiscono disastro ambientale: 1) alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema;"..... Punizione: "reclusione da 5 a 15 anni". È da ritenere che colmare e disperdere un ecosistema naturale possa rientrare anche in questa ipotesi di reato. Sarà stato per questo o sarà stato per caso che la Regione ha autorizzato la movimentazione dei sedimenti del porto di Mazara in aree consentite, ma mai nella Colmata B, vincolata Art. 142 D.Lgs. 42/2004, e in cui esiste un ecosistema naturale di tutto rispetto, come è stato ampiamente dimostrato dall'ISPRA ?

 

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